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La ricetta per un sistema alimentare migliore

Di Danielle Nierenberg

Il 2016 è l'anno delle soluzioni

Il sistema alimentare globale si trova ad un punto di svolta, non ci sono dubbi. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite, (in inglese Food and Agriculture Organization - FAO), quasi un miliardo di persone vanno a letto affamate, mentre altri 1,5 miliardi sono sovrappeso o obese.

Le sbalorditive cifre della FAO parlano di 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sprecato ogni anno; l'OMS aggiunge che 2 miliardi di persone soffrono di carenze di micronutrienti, e diversi altri milioni sono afflitti da malattie legate all'alimentazione, incluse patologie cardiache e diabete.

Nel contempo, afferma la FAO, la produzione di cibo è responsabile del 70% dell'uso di acqua dolce e dell'80% della deforestazione mondiale, mentre i climatologi stimano che contribuisca al 25-30% delle emissioni globali di gas serra.

Gli agricoltori di tutto il mondo stanno invecchiando, con una età media di circa 55 anni. I giovani continuano a migrare verso le città, non vedendo l'agricoltura come un lavoro o una carriera praticabile. Mancano gli investimenti nei mezzi di sussistenza agricoli, nell'informazione, nella comunicazione e nelle altre tecnologie che potrebbero convincere i più giovani a rimanere nelle aree rurali.

​​​“I consumatori e i produttori stanno trovando delle soluzioni per rendere il sistema alimentare più sostenibile in modo ambientale, sociale ed​ economico.​”

​​

Danielle Nierenberg, Presidente del Food Tank (foto gentilmente concessa dal Romero Editorial Commercial Portrait Photography New Orleans)

​Ma le soluzioni ci sono, e stanno avvenendo in tutto il mondo. I consumatori e i produttori stanno trovando delle soluzioni per rendere il sistema alimentare più sostenibile in modo ambientale, sociale ed economico. Diverse società innovative e lungimiranti stanno intravedendo delle straordinarie opportunità, e profitti, in un sistema alimentare più giusto, equo e sicuro.

Il 2015 ha segnato inoltre la fine degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, i traguardi globali per attenuare l'estrema povertà e la fame, le malattie, la mancanza di riparo, l'equità di genere e altri obiettivi, che saranno sostituiti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Il Gruppo di Lavoro per lo Sviluppo Sostenibile dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha, fino ad oggi, proposto 17 obiettivi con 169 traguardi, inclusi la fine della fame e la promozione dell'agricoltura sostenibile. E questi obiettivi possono aiutare a costruire un sistema alimentare più sostenibile ed equo, allo stesso tempo creando posti di lavoro, sequestrando il carbonio nel suolo, conservando l'acqua, proteggendo la biodiversità e diminuendo la migrazione dalle aree rurali a quelle urbane. Tutte queste strategie possono condurre a una diminuzione della fame e della malnutrizione, a una riduzione dell'obesità e a una salute migliore. I mezzi di sostentamento per gli agricoltori possono essere sicuri, ma necessitano di investimenti e supporto, dai governi, dalla società civile e dalle aziende.

La ricetta per l'agricoltura sostenibile sta continuamente cambiando ed evolvendo, ma molti ingredienti rimangono gli stessi:

  • incoraggiare le aziende a diventare più sostenibili a livello ambientale e sociale;
  • investire nelle donne;
  • aumentare la diversità.

Sfortunatamente, questi elementi spesso non ricevono l'attenzione e gli investimenti che necessitano, ma quando questo succede, possono trasformare i sistemi alimentari ed economici. Ecco alcune delle migliori iniziative in circolazione.

Incoraggiare le aziende a diventare ecologiche

Nel 2012, durante la conferenza di Milano al Barilla Center for Food & Nutrition, Guido Barilla, presidente della società alimentare italiana con 137 anni di storia che sovvenziona l'organizzazione no-profit, ha parlato in merito all'importanza per le aziende di avere una "doppia responsabilità". Oltre a generare profitti, sostiene Barilla, devono prendersi la responsabilità dell'impatto che i loro prodotti hanno sul mondo, e in particolare sul sistema alimentare.

La strategia della società “Buono per Te, Buono per il Pianeta” fissa diversi obiettivi per il 2020, tra cui portare i prodotti Barilla a più di un miliardo di persone in tutto il mondo, aumentare gli standard di qualità e focalizzarsi sui cibi più sani, che sono anche i migliori per il pianeta.

Recentemente Barilla ha lavorato in collaborazione con il Barilla Center per lanciare il Protocollo di Milano, un accordo internazionale per aumentare la sostenibilità nella catena alimentare attraverso la prevenzione delle perdite e degli scarti di cibo, la promozione di stili di vita salutari, e la limitazione delle speculazioni dei prezzi degli alimenti e del land grabbing. Barilla sta cercando un sostegno globale da altre aziende, dai governi e dalla società civile per far avanzare il Protocollo.

L'Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale ha sottolineato che sarà necessaria l'iniziativa privata per contribuire ad affrontare la crisi alimentare globale, che si tratti dell'obesità o della fame nel mondo. I governi non possono farcela da soli, sostiene il precedente amministratore di USAID, Raj Shah. Le partnership tra pubblico e privato sono necessarie per far sì che tutti abbiano accesso a del cibo sicuro, sano, sostenibile ed economicamente accessibile.

​​​​“A partire dal mese di maggio e sino alla fine di ottobre i responsabili politici, la società civile e l'industria si sono ritrovati per discutere le tematiche di Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”

Queste alleanze sono un fattore chiave della Nuova Visione per l'Agricoltura del World Economic Forum. Monsanto, Pepsico, Bunge, Cargill e altre società di capitali si sono impegnate a partecipare al programma, per aiutare i paesi "allineando gli investimenti, i programmi e le innovazioni attorno a priorità condivise per la crescita agricola".

In Burkina Faso, Ghana, Messico, Ruanda, Vietnam e in altri sei stati, la Nuova Visione sta lavorando con agricoltori, governi e ONG per sviluppare strategie per l'aumento della produzione alimentare e per il miglioramento dei mezzi di sussistenza. Le partnership sono concepite per essere guidate dalle aziende ed attuate, per lavorare sul coinvolgimento dei piccoli agricoltori e per essere basate sul mercato e trasparenti. Secondo il World Economic Forum, ad esempio, Indonesia e Tanzania hanno già investito molto tempo per "attrarre gli stakeholder, costruire la fiducia e definire gli obiettivi e i principi condivisi prima di lanciare progetti pilota".

Le società individuali stanno anche sviluppando collaborazioni all'interno delle nazioni. Nel 2010, Unilever ha lanciato l'“Unilever Sustainable Living Plan” quale progetto per un business sostenibile. Il Piano prevede tre obiettivi principali inclusi il miglioramento della salute e del benessere, la riduzione dell'impatto ambientale e il miglioramento dei mezzi di sostentamento.

Uno dei più importanti risultati della società è il proprio potenziale per trasformare l'industria dell'olio di palma. La maggior parte dell'olio di palma è estratto con pratiche non sostenibili inclusa la deforestazione, ed è responsabile di almeno il 15% delle emissioni globali. Unilever mira ad ottenere il 100% di olio di palma sostenibile da fonti certificate e tracciabili entro il 2020. La società è uno dei membri fondatori della Tavola rotonda per l'olio di palma sostenibile (RSPO) che è stata sviluppata in collaborazione con l'organizzazione ambientalista WWF, e al momento attuale l'azienda è in grado di tracciare il 58% dell'olio di palma nella propria catena di fornitura.

CNH Industrial ha sviluppato delle iniziative simili. Il Piano di Sostenibilità della Società unisce responsabilità a livello ambientale, sociale e aziendale per creare trasparenza e promuovere lo sviluppo. Nel 2013, la Società ha piantato della vegetazione nella sua proprietà in Inghilterra per contrastare una specie fortemente invasiva, la Reynoutria japonica. In Italia e in Germania, CNH Industrial ha completato le valutazioni degli indicatori di biodiversità (BVI), mentre in India ha aiutato a piantare più di 1.000 piante e fiori per gli uccelli migratori.

Iveco, un brand che fa parte di CNH Industrial, ha promosso il progetto di Slow Food International 10.000 Orti in Africa, e Iveco ha supportato il Presidio etiope di Slow Food per il latte di cammello dei pastori Karrayyu, una cooperativa di più di 40 mandriani ubicata a sud di Addis Ababa.

Anche le catene di ristoranti stanno facendo dei passi avanti verso la sostenibilità della catena alimentare. La catena fast-casual Panera si è impegnata ad eliminare gradualmente le proteine trattate con antibiotici. Il loro precedente Chief Concept Officer e Vicepresidente Esecutivo Scott Davis ha descritto questo cambiamento come parte degli sforzi della Società per creare un prodotto migliore e per incoraggiare la crescita degli agricoltori di piccole e medie dimensioni che allevano animali senza l'uso di antibiotici. Chipotle ha preso degli impegni simili, e sta lavorando insieme al Niman Ranch per offrire della carne sostenibile ai propri clienti.

​​“Il Piano di Sostenibilità della Società unisce responsabilità a livello ambientale, sociale e aziendale per creare trasparenza e promuovere lo sviluppo.​​​”​​

Investire nelle donne

Il 2014 è stato l'Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare. Secondo i dati della FAO, oggi ci sono circa 500 milioni di agricoltori familiari che producono quasi il 56% del cibo mondiale. Non sono solo produttori alimentari, ma imprenditori, innovatori, insegnanti e amministratori della terra. Non deve quindi sorprendere che il 2015 sia l'Anno Internazionale dei Suoli, e sono gli agricoltori familiari del mondo, soprattutto le donne, che salvaguardano quello che forse è il più importante fattore produttivo di tutti.

Sfortunatamente, le donne sono quelle meno riconosciute per i loro sforzi, e non solo nel proteggere e costruire i suoli, ma anche nel salvaguardare la sicurezza alimentare e nutrizionale e nel creare società più inclusive.

In Ghana, ad esempio, il Gruppo delle Donne Abooman ha lavorato con le ONG internazionali e locali, inclusa Heifer International, per organizzarsi in una cooperativa volta all'allevamento di mucche da latte per la produzione di yogurt e altri prodotti a valore aggiunto. Quando hanno formato la cooperativa, i loro mariti erano inizialmente arrabbiati che le donne avessero osato fare un tale passo senza il loro permesso. Ma quando hanno visto aumentare il reddito familiare, la loro opposizione si è trasformata in supporto entusiasta.

E in India, la Self Employed Women’s Association (SEWA) conta più di un milione di membri. Una delle loro principali priorità è la sicurezza alimentare. Hanno costruito un centro di formazione con fattoria nei dintorni di Ahmedabad, e stanno insegnando alle donne le pratiche agroecologiche come la vermicultura, la raccolta dell'acqua piovana e la crescita di colture indigene.

La SEWA fa degli ulteriori passi avanti, insegnando agli imprenditori urbani come distribuire e vendere i prodotti SEWA, quali riso, lenticchie e spezie, con l'etichetta della SEWA stessa, alle donne povere che abitano nelle baraccopoli. Questi prodotti sono di una qualità migliore rispetto alla maggior parte dei prodotti disponibili alle donne povere, e i venditori sono in grado di creare una solida base clienti, che può dare loro un reddito più elevato.

Il ruolo delle donne in agricoltura è così importante che la FAO rivela che se le donne avessero accesso alle risorse, alla terra, al credito, ai fattori produttivi, all'istruzione e ai servizi di divulgazione, allo stesso modo degli uomini, potrebbero far uscire dalla fame 100/150 milioni di persone. Ma per assicurare che le donne abbiano le risorse che necessitano, i governi e i responsabili della politica, così come la società civile e le aziende, devono fare pressione per l'uguaglianza delle donne in ogni aspetto delle loro vite.

Aumentare la diversità

Una delle conseguenze della Rivoluzione Verde nell'agricoltura degli anni '60 è stato il fatto che, negli ultimi 50 anni, la produzione agricola, tanto nei paesi in via di sviluppo e quanto in quelli industrializzati, ha posto maggiore attenzione sulla produzione delle materie prime. Granturco, grano, soia, riso e altre colture di base dominano la produzione globale.

Una delle conseguenze della Rivoluzione Verde nell'agricoltura degli anni '60 è stato il fatto che, negli ultimi 50 anni, la produzione agricola, tanto nei paesi in via di sviluppo e quanto in quelli industrializzati, ha posto maggiore attenzione sulla produzione delle materie prime. Granturco, grano, soia, riso e altre colture di base dominano la produzione globale.

Secondo l'AVRDC-The World Vegetable Center, la mancanza di vegetali nella dieta dei bambini ha un impatto catastrofico nella malnutrizione e nella mortalità infantile. In parole povere, quanto più le comunità e i paesi hanno accesso agli ortaggi, meno saranno i bambini che moriranno prima dei cinque anni. La mancanza di vegetali nella dieta dei bambini porta anche a maggiori rischi di malnutrizione, rachitismo e altri problemi legati allo sviluppo.

Ma la mancanza di attenzione e di investimenti sugli ortaggi e su altri alimenti nutritivi non portano unicamente alla malnutrizione infantile: sono anche uno dei fattori principali dell'obesità diffusa, tanto nei paesi ricchi quanto in quelli più poveri.

Per molti decenni, l'obesità è stato un problema esclusivo delle nazioni ricche, ma oggi, a causa dei prodotti alimentari trasformati economici, ricchi di grassi e di basso valore nutritivo, sta compromettendo anche la salute delle popolazioni dei paesi poveri. Il Messico ha un tasso di obesità pari al 70%, mentre in India, considerata spesso il manifesto della fame nel mondo, il 17% degli adulti è obeso.

Questo ha provocato in tutto il mondo un picco dei problemi cardiocircolatori, delle malattie respiratorie e del diabete di tipo 2. Tra oggi e il 2030, queste malattie avranno un costo globale di 30 trilioni di dollari.

Spostare l'attenzione dalle culture di alimenti di base amidacei ai vegetali, alle colture perenni e ai nutrienti cereali, è fondamentale per promuovere l'alimentazione e la salute pubblica, e al contempo proteggere l'ambiente e ridurre la povertà.

In Uganda, ad esempio, il progetto DISC, Developing Innovations in School Cultivation (Sviluppare le Innovazioni nelle Coltivazioni Scolastiche), sta lavorando con più di due dozzine di scuole per insegnare agli studenti, dai bambini in età prescolare agli adolescenti, come coltivare, curare e vendere frutta e ortaggi indigeni come i vegetali a foglia verde, la papaya e altre colture native della regione.

L'organizzazione sta promuovendo la riscoperta del gusto per questi cibi, che venivano mangiati dai bisnonni di questi studenti ma sono stati oggi dimenticati, con il dilagante ingresso degli alimenti stranieri nel mercato interno. Spessi gli alimenti indigeni sono stati accantonati, etichettati come cibo dei poveri o addirittura come erbacce.

Aiutando la ricostruzione in Africa di un mercato per gli alimenti coltivati dagli africani, i gruppi come il progetto DISC stanno ripristinando la domanda per alimenti più nutritivi, e mantenendo più denaro all'interno delle loro comunità, dove genereranno più lavoro e opportunità. Questo è particolarmente importante per incoraggiare i giovani a rimanere nelle aree rurali. Gli studenti che stanno lavorando con il progetto DISC imparano anche che l'agricoltura, che spesso viene guardata dall'alto al basso, può essere redditizia e intellettualmente stimolante.

Gli alimenti indigeni hanno anche il potenziale per divenire il cibo del futuro: sono generalmente più resilienti a siccità, parassiti, malattie e inondazioni, che probabilmente saranno il risultato dei cambiamenti climatici.

Spostare l'attenzione dalle culture di alimenti di base amidacei ai vegetali, alle colture perenni e ai nutrienti cereali, è fondamentale per promuovere l'alimentazione e la salute pubblica, e al contempo proteggere l'ambiente e ridurre la povertà.

In Uganda, ad esempio, il progetto DISC, Developing Innovations in School Cultivation (Sviluppare le Innovazioni nelle Coltivazioni Scolastiche), sta lavorando con più di due dozzine di scuole per insegnare agli studenti, dai bambini in età prescolare agli adolescenti, come coltivare, curare e vendere frutta e ortaggi indigeni come i vegetali a foglia verde, la papaya e altre colture native della regione.

L'organizzazione sta promuovendo la riscoperta del gusto per questi cibi, che venivano mangiati dai bisnonni di questi studenti ma sono stati oggi dimenticati, con il dilagante ingresso degli alimenti stranieri nel mercato interno. Spessi gli alimenti indigeni sono stati accantonati, etichettati come cibo dei poveri o addirittura come erbacce.

Aiutando la ricostruzione in Africa di un mercato per gli alimenti coltivati dagli africani, i gruppi come il progetto DISC stanno ripristinando la domanda per alimenti più nutritivi, e mantenendo più denaro all'interno delle loro comunità, dove genereranno più lavoro e opportunità. Questo è particolarmente importante per incoraggiare i giovani a rimanere nelle aree rurali. Gli studenti che stanno lavorando con il progetto DISC imparano anche che l'agricoltura, che spesso viene guardata dall'alto al basso, può essere redditizia e intellettualmente stimolante.

Gli alimenti indigeni hanno anche il potenziale per divenire il cibo del futuro: sono generalmente più resilienti a siccità, parassiti, malattie e inondazioni, che probabilmente saranno il risultato dei cambiamenti climatici.

Se gli agricoltori e i governi dalla California al Bangladesh agissero adesso, potrebbero avere la possibilità di prevenire una maggiore crisi alimentare e nutritiva globale.

​​​“È un insieme di fattori, e tutti gli stakeholders, grandi e piccoli, devono fare la loro parte​.​​”

Verso una maggiore cooperazione

Questi sforzi sono lodevoli, ma non sono l'unica strada verso il cambiamento. Mentre il coinvolgimento delle aziende nel sistema alimentare e le partnership tra pubblico e privato probabilmente diventeranno una parte sostanziale dello sviluppo agricolo, questi non sono gli unici strumenti a disposizione per aumentare la sicurezza alimentare a lungo termine.

Gli investimenti, grandi e piccoli, realizzati da una varietà di attori sono necessari per rendere lo sviluppo agricolo economicamente ed ambientalmente sostenibile. I governi, in particolare quelli delle nazioni africane, devono incoraggiare l'agricoltura su piccola e media scala nei loro paesi. Le aziende, i governi, le ONG e i produttori devono trovare il modo per lavorare insieme per rendere l'agricoltura più resiliente e sostenibile.

Ci sarà la necessità che le grandi società di capitali forniscano ricerca, infrastrutture ed altri servizi per lo sviluppo agricolo, per riempire il vuoto spesso lasciato dai governi delle nazioni in via di sviluppo. Ma quando le grandi aziende sono gli unici attori che forniscono i servizi per lo sviluppo agricolo, potenzialmente sussiste il rischio di creare dipendenza verso una società o un prodotto, e una perdita di biodiversità nell'agricoltura.

Gli investimenti possono spesso essere impiegati meglio in innovazioni che sono già state applicate. Queste non sempre sono seducenti tecnologie, come le biotecnologie e i macchinari high-tech, che le società e i finanziatori ritengono essere i prossimi importanti passi. Solitamente sono innovazioni a ridotto contenuto tecnologico e ad elevato impatto, come le tecnologie legate all'informazione e alla comunicazione, alle colture agroforestali, agli impianti di irrigazione a goccia solare e a molte altre pratiche che hanno un enorme potenziale di ripetitività e portata. Soluzioni e idee locali, che in alcuni casi possono essere tanto efficaci quanto gli investimenti economici da parte delle grandi società di capitali. È un insieme di fattori, e tutti gli attori, grandi e piccoli, devono fare la loro parte.

Danielle Nierenberg è il presidente di Food Tank http://www.foodtank.com.

  • La ricetta per un sistema alimentare migliore: il primo articolo della sezione Top Stories su CNHIndustrial.com